Ossobuco alla milanese — piatto finito
Ossobuco alla milanese — Wikimedia Commons — immagine scaricata da Wikimedia Commons, ripulita (metadata rimossi).

L'ossobuco l'ho imparato da un amico milanese, tanti anni fa, che mi diceva sempre: "Marco, l'ossobuco non si fa con il pomodoro, quella è una bestemmia". Io sono del sud e per abitudine il pomodoro lo metto dappertutto, ma su questo piatto gli ho dato ragione: l'ossobuco vero, quello di Milano, è "in bianco", cotto con il suo fondo di vino e brodo, e il colore lo dà la gremolada finale, quel trito di scorza di limone, aglio e prezzemolo che si butta sopra proprio all'ultimo minuto. È un piatto che richiede tempo e un fuoco basso basso, perché lo stinco di vitello con il suo osso al centro, pieno di midollo, va trattato con rispetto.

Ingredienti (per 4-6 persone)

  • 6 fette di ossobuco di vitello (circa 4-5 cm di spessore, con l'osso)
  • Farina 00, per infarinare
  • 80 g di burro
  • 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • 1 cipolla piccola, tritata fine
  • 1 carota, tritata fine
  • 1 gambo di sedano, tritato fine
  • 250 ml di vino bianco secco
  • 400-500 ml di brodo di carne caldo
  • Sale e pepe nero, quanto basta

Per la gremolada:

  • La scorza grattugiata di 1 limone non trattato
  • 1 spicchio d'aglio, tritato finissimo
  • Un ciuffo abbondante di prezzemolo fresco, tritato finissimo

Procedimento

  1. Incidete con un coltello il bordo esterno di ciascuna fetta di ossobuco, in due o tre punti: questo impedisce alla carne di incurvarsi durante la cottura e di perdere la forma.
  2. Infarinate leggermente le fette di ossobuco da entrambi i lati, scuotendo l'eccesso di farina.
  3. In un tegame largo e basso, scaldate metà del burro con l'olio a fuoco medio-alto. Rosolate le fette di ossobuco, poche alla volta, finché sono ben dorate su entrambi i lati, circa 4-5 minuti per lato. Toglietele e mettetele da parte.
  4. Nello stesso tegame aggiungete il resto del burro e fate appassire cipolla, carota e sedano tritati per 8-10 minuti a fuoco medio, finché diventano morbidi e dolci.
  5. Rimettete le fette di ossobuco nel tegame, disposte in piedi se possibile, in modo che il midollo non cada durante la cottura. Versate il vino bianco e lasciate evaporare la parte alcolica per 3-4 minuti.
  6. Aggiungete il brodo caldo, quanto basta per arrivare a circa due terzi dell'altezza della carne, salate e pepate leggermente.
  7. Coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco molto basso per 1 ora e 45 minuti - 2 ore, controllando di tanto in tanto che il fondo non si asciughi troppo (se serve, aggiungete altro brodo caldo, poco alla volta). Girate le fette con delicatezza a metà cottura, senza romperle con la forchetta.
  8. L'ossobuco è pronto quando la carne si stacca morbidissima dall'osso ma resta ancora in un pezzo compatto, e il fondo di cottura si è ridotto a una salsa densa e lucida.
  9. Preparate la gremolada mescolando in una ciotolina la scorza di limone grattugiata, l'aglio tritato finissimo e il prezzemolo. Cospargetela sull'ossobuco solo a fine cottura, a fuoco spento, mescolando delicatamente nel fondo di cottura per farla amalgamare appena.

Consiglio di Nonno Marco: l'ossobuco è cotto al punto giusto quando la carne, toccata con una forchetta, si apre da sola senza bisogno di tagliarla col coltello, ma il midollo resta ancora dentro l'osso, morbido e lucido: quello è il boccone più prezioso, non buttatelo. Il vero ossobuco alla milanese si serve sempre con il risotto allo zafferano, lo stesso che fa il giallo nel piatto: i due piatti sono nati insieme e non si separano, come marito e moglie.

Io lo porto in tavola accompagnato esattamente così, con il risotto giallo accanto, e un cucchiaino apposta per tirare fuori il midollo dall'osso: quello, a casa mia, se lo contendono sempre i nipoti.

Nonno Marco
Editor

Marco, 72 anni, cresciuto tra le cucine di famiglia dell'Emilia-Romagna e della Campania. Cucina da quando aveva otto anni, al fianco di sua madre e di sua nonna, e per quasi mezzo secolo ha preparato il pranzo della domenica per tre generazioni. Oggi condivide le ricette vere della tradizione italiana — quelle di casa, tramandate a voce, non quelle da rivista.