Orecchiette alle cime di rapa — piatto finito
Orecchiette alle cime di rapa — Wikimedia Commons — Florixc, licenza CC0 — immagine scaricata da Wikimedia Commons, ripulita (metadata rimossi).

Questo piatto l'ho imparato tardi, da un amico pugliese che me lo cucinava ogni volta che veniva a trovarmi, e mi raccontava di sua madre che faceva le orecchiette a mano sul tavolo di cucina, una per una, con il coltellino, mentre parlava con le vicine dalla finestra. È un piatto che profuma di casa povera e dignitosa: poche cose, tutte buone, e un modo di cuocerle che non spreca niente, nemmeno l'acqua.

Perché la cosa importante da sapere è questa: le cime di rapa non si cuociono a parte in un'altra pentola. Si buttano nella stessa acqua dove poi cuocerete la pasta, e anzi vanno messe prima, perché hanno bisogno di più tempo delle orecchiette. È un piatto nato dalla necessità di risparmiare legna e acqua, e che resta il modo giusto di farlo anche oggi che la legna non ci serve più.

Ingredienti (per 4 persone)

  • 350 g di orecchiette (fresche se potete trovarle, altrimenti secche di buona qualità)
  • 800 g di cime di rapa, pulite (solo le foglie più tenere e le cimette, scartando i gambi troppo duri e fibrosi)
  • 4 filetti di acciuga sotto sale o sott'olio
  • 3 spicchi d'aglio, schiacciati o affettati sottili
  • 1 peperoncino secco (o più, secondo il gusto)
  • 80 ml di olio extravergine d'oliva, di buona qualità
  • sale
  • pecorino o pane grattugiato tostato, facoltativo per servire

Procedimento

  1. Pulite le cime di rapa: staccate le foglie e le cimette fiorite più tenere, eliminando i gambi legnosi. Lavatele bene in acqua fredda, perché spesso trattengono terra tra le foglie.
  2. Portate a bollore una pentola grande di acqua, salatela come fareste per la pasta.
  3. Tuffate prima le cime di rapa nell'acqua bollente e fatele cuocere da sole per 3-4 minuti, finché cominciano ad ammorbidirsi.
  4. A questo punto aggiungete le orecchiette direttamente nella stessa acqua, insieme alle cime di rapa, e portate a cottura seguendo il tempo indicato sulla confezione della pasta: cuoceranno insieme, scambiandosi i sapori.
  5. Mentre la pasta cuoce, in una padella larga scaldate l'olio a fuoco basso con l'aglio affettato e il peperoncino: fate insaporire piano, senza far bruciare l'aglio.
  6. Aggiungete i filetti di acciuga e schiacciateli con una forchetta nell'olio caldo, finché si sciolgono completamente, creando una base saporita.
  7. Scolate pasta e cime di rapa insieme, tenendo da parte un mestolo di acqua di cottura, e versateli nella padella con l'olio aromatizzato.
  8. Saltate tutto a fuoco medio-alto per un paio di minuti, schiacciando un poco le cime di rapa con il cucchiaio per farle amalgamare meglio alla pasta, aggiungendo acqua di cottura se serve per legare.
  9. Servite calde, con un filo d'olio crudo e, se piace, una spolverata di pecorino o di pane grattugiato tostato in padella (un'alternativa povera ma gustosa al formaggio, molto usata in Puglia).

Consiglio di Nonno Marco

L'errore classico: cuocere le cime di rapa a parte, scolarle, buttare quell'acqua amara e saporita, e poi cuocere la pasta in acqua pulita. Così si perde tutto il senso del piatto. L'acqua dove hanno cotto le verdure si impregna del loro sapore, un po' amarognolo e intenso, e passa anche alla pasta mentre finisce di cuocere insieme a loro. Un altro errore è togliere l'acciuga perché "non piace il pesce": sciolta nell'olio non sa di pesce, sa solo di sapidità profonda, è un segreto che fa la differenza senza farsi notare.

Da bere e da accompagnare

Un bianco pugliese secco, come un Verdeca o un Fiano, regge bene l'amaro delle cime di rapa e la sapidità dell'acciuga. Se preferite il rosso, un Primitivo giovane, non troppo potente. Come compagnia in tavola, un po' di pane casereccio pugliese per raccogliere il fondo di cottura: non se ne deve perdere una goccia.

Nonno Marco
Editor

Marco, 72 anni, cresciuto tra le cucine di famiglia dell'Emilia-Romagna e della Campania. Cucina da quando aveva otto anni, al fianco di sua madre e di sua nonna, e per quasi mezzo secolo ha preparato il pranzo della domenica per tre generazioni. Oggi condivide le ricette vere della tradizione italiana — quelle di casa, tramandate a voce, non quelle da rivista.