Arancini di riso siciliani — piatto finito
Arancini di riso siciliani — Wikimedia Commons — immagine scaricata da Wikimedia Commons, ripulita (metadata rimossi).

Gli arancini non sono una ricetta di casa mia — io sono dell'Emilia-Romagna e della Campania, non di Sicilia — ma li ho imparati bene, con tutta la pazienza che ci vuole, da Turi, un amico che ho conosciuto tanti anni fa e che veniva da Catania. Mi ricordo che la prima volta che ho provato a farli da solo ho sbagliato quasi tutto: il riso era troppo caldo, il ripieno troppo liquido, e in friggitura si sono aperti tutti. Turi mi ha guardato, ha scosso la testa, e mi ha detto: "Marco, l'arancino non si fa di corsa". Aveva ragione. Questa è una ricetta che richiede organizzazione — il riso va preparato il giorno prima — ma il risultato, quando viene bene, vale ogni minuto di attesa.

Ingredienti (per circa 12 arancini)

Per il riso:

  • 500 g di riso per risotto (Arborio o Carnaroli)
  • 1 litro circa di brodo di carne o vegetale
  • una bustina di zafferano (facoltativo, per il colore tipico)
  • 50 g di burro
  • 50 g di parmigiano grattugiato

Per il ragù:

  • 200 g di carne macinata di manzo
  • 100 g di carne macinata di maiale
  • 1 cipolla, 1 carota, 1 costa di sedano, tritati fini
  • concentrato di pomodoro, 2 cucchiai
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • 100 g di piselli, anche surgelati
  • olio extravergine d'oliva, sale

Per il ripieno e la panatura:

  • 150 g di caciocavallo o provola, a cubetti piccoli
  • 2 uova
  • farina
  • pangrattato
  • olio di semi per friggere, abbondante

Procedimento

  1. Preparate il ragù: fate soffriggere cipolla, carota e sedano in un po' d'olio, aggiungete le carni e fatele rosolare bene, poi il vino e lasciatelo evaporare. Aggiungete il concentrato di pomodoro diluito in poca acqua, salate, e cuocete a fuoco basso per almeno 40 minuti, finché è denso e asciutto. Aggiungete i piselli negli ultimi 10 minuti. Lasciate raffreddare completamente.
  2. Cuocete il riso come un risotto, con il brodo caldo versato poco a poco, lo zafferano sciolto in un mestolo di brodo, mescolando fino a cottura. Il riso dei arancini deve essere più asciutto e più "collante" di un risotto normale: a fine cottura mantecate con burro e parmigiano, poi stendetelo su un vassoio largo e lasciatelo raffreddare completamente — meglio tutta la notte in frigorifero.
  3. Quando il riso è freddo e compatto, prendetene una porzione nel palmo della mano bagnata, fate una cavità al centro, riempite con un cucchiaino di ragù, un pezzo di piselli e un cubetto di caciocavallo.
  4. Chiudete il riso sopra il ripieno e modellate con le mani a forma di palla o, come fanno dalle parti di Catania, a forma di pera. Compattate bene, senza lasciare crepe.
  5. Passate ogni arancino nella farina, poi nell'uovo sbattuto, poi nel pangrattato, premendo bene perché la panatura si attacchi ovunque.
  6. Friggete in olio ben caldo, intorno ai 175-180°C, finché sono dorati e croccanti in superficie, circa 4-5 minuti. Scolateli su carta assorbente.
  7. Servite caldi, magari con un pizzico di sale fuori dal fritto.

Consiglio di Nonno Marco

Il riso deve essere freddo, compatto, quasi collante — se è ancora tiepido o troppo morbido, l'arancino non si chiude bene e si rompe in frittura. E non abbiate paura della quantità d'olio per friggere: deve essere abbondante e ben caldo, perché l'arancino deve "nuotare" e dorarsi uniformemente, non stare a mollo a bassa temperatura, altrimenti assorbe troppo olio e si disfa.

Come servirlo

Gli arancini li porto in tavola come antipasto importante, magari per una festa, insieme ad altri fritti siciliani. Si possono preparare il giorno prima fino alla panatura e friggere solo all'ultimo, oppure friggere tutto e poi scaldare in forno caldo per 10 minuti prima di servire — mai nel microonde, perderebbero la croccantezza. Si conservano in frigorifero per 2 giorni.

Nonno Marco
Editor

Marco, 72 anni, cresciuto tra le cucine di famiglia dell'Emilia-Romagna e della Campania. Cucina da quando aveva otto anni, al fianco di sua madre e di sua nonna, e per quasi mezzo secolo ha preparato il pranzo della domenica per tre generazioni. Oggi condivide le ricette vere della tradizione italiana — quelle di casa, tramandate a voce, non quelle da rivista.